Recensito da Donato ZoppoPerò, questo nuovo rock fiorentino... (Vers. stampabile )D'impatto e visionario, scattante e diretto ma ricco di sfumature, il rock degli Underfloor stupisce per la carica energetica e la melodia, la durezza e l'ingegno delle variazioni strumentali, in un gioco di contrasti e chiaroscuri che rappresentano il marchio di fabbrica della band, come si evince da "Nevica" e dalla superba "Improvviso".
Il trio fiorentino, nato nel 2003, carbura alla grande e arriva subito al disco d'esordio, sponsorizzato tra l'altro dal noto giornalista Ernesto De Pascale (Il popolo del blues): "Underfloor" è un disco che guarda fuori, all'Inghilterra di Pink Floyd, Radioheade e Muse, senza dimenticare le radici fiorentine di Litfiba e Diaframma.
Brani come "Dissolversi","Fragile" e "Pagine" gettano un ponte tra la psichedelia vecchia e nuova (dunque anche qualche vagheggiamento stoner), la new wave e il miglior rock italiano, cercando di equilibrare l'esigenza di comunicare (vedi il testo in italiano) e la cura dell'esecuzione, la ricerca descrittiva e l'accessibilità. La formula triadica non si smentisce e il numero perfetto rende sempre ottimi gli sviluppi delle proprie idee, sia nella liquida ballata rock e in episodi più melodici (la travolgente "Le cose più belle" oppure "non so correre"), sia nelle sonorità heavy a tutto spiano, come la rovente "Rubami il sonno". Notevoli lo spessore del suono, la compattezza e il trasporto vocale di Matteo Urro.
un bel disco d'esordio, un rock eccentrico e ispirato che potrà piacere anche agli appassionati prog. |