Recensito da Donato ZoppoLa miscela Zen di questi giocherelloni... (Vers. stampabile )Phish, Dave Matthews Band, Blues Travaler, Gov't Mule e Widespread Panic, per certi versi anche gli ultimi Djam Karet: il fenomeno delle jam band che tanta attenzione ha avuto nel corso degli anni '90 prosegue con ottimi lavori anche di gruppi meno noti come gli Zen Tricksters. Jeff Mattson e Tom Circosta alle chitarre, Klyph Black al basso e Joe Ciarvella alla batteria più una schiera di ospiti tra cui il pianista Rob Barraco (dalle file di Phil Lesh, primo e storico mentore della band), Buddy Cage (violino degli indimenticabili New Riders Of Purple Sage) e il percussionista Christian Cassan.
Il trio si dà da fare con brani estesi, frizzanti, che attingono dalla tradizione "stars and stripes" come fecero i grandi Grateful Dead. "Talk of the town", "Sleepwalking" e l'epica "High horse" sono semplicemente uno spunto, un trampolino di lancio per sparare interminabili jam strumentali, ricchissime di groove, cariche di feeling e di intrecci tra chitarre acustiche ed elettriche, dobro, pedal steel, violini e banjo. Non mancano momenti di estatico raccoglimento al chiaro di luna come "Waiting for a sign" e "The one", così come slanci demodè ("Ocean Street mess around").
Allman Brothers, i Dead, Neil Young e Quicksilver, i grandi del rock americano fluttuano nel sound dei Tricksters, che bene eseguono la lezione dei tanti con cui hanno suonato, come Jerry Garcia, Tom Costanten, Starship e String Cheese Incident. Il talento dei newyorkesi è nel miscelare bene acustico ed elettrico, sfruttando con bravura le tecniche di fingerpicking e flat picking, senza dimenticare di accelerare in elettrico. Citiamo la debordante "Light of life" e "No one said it'd be easy" come esempi più riusciti.
Un carico pesante di folk, blues, jazz, country e rock per una miscela che dalla Frisco del 1967 prosegue imperterrita ancora oggi. Da non perdere. |