Recensito da Donato ZoppoTra musica e rumore, incubo e cinema underground: Iki (Vers. stampabile )Iki. Bellezza, sensualità, femminilità. Concetti che hanno uno spazio importante, centrale, nella cultura e nello spirito giapponese. Kuki Shuzoo e Martin Heidegger hanno indagato a fondo questa materia; Andrei Suchlin ha fatto suo questo concetto, indicandone anche gli elementi costitutivi: Bitai (eros), Hari (orgoglio), Akirame (sofisticata indifferenza). Eppure il suo disco "Iki" non è ciò che normalmente potrebbe essere definito "bello". Tre lunghi e foschi brani per un totale di 54 minuti: un viaggio nei meandri dell'inconscio, al contempo un'ideale colonna sonora di un viaggio nell'oscurità e nel surreale.
Suchlin è uno dei musicisti russi più evoluti. Allievo di Fripp e del Guitar Craft, autore di numerose colonne sonore di film russi underground, è una personalità di spicco nel campo del progressive d'avanguardia dell'ex URSS. Membro della RAIG - cooperativa che unisce artisti russi indipendenti, legati in diversi modi all'area progressive - Suchlin ha molti lavori all'attivo e con "Iki" senza dubbio porta alla luce la sua concezione più impegnativa e coraggiosa della composizione.
Improvvisazione estemporanea, caso e musica concreta sono gli elementi costanti dell'opera. Difficile seguirla senza venir colti da un senso di straniamento, di smarrimento, aggrappandosi quasi a quel flauto ricco di reminiscenze nipponiche, legate forse al tema portante della bellezza orientale. Per il resto siamo in ambito avanguardistico, con forti usi di cluster pianistici, strappi alla Stravinski e accenni minimalisti, atonalità, tessiture grottesche, notturne, devianti, persino frammenti rock. Non c'è confine tra musica e rumore.
Tutto è sfilacciato, sparso, privo di punti di riferimento e "centri di gravità". Un insieme di flash. Come per l'italiano Paolo Angeli e per il danese Robin Taylor, il chitarrista russo mette in crisi le nostre certezze di ascoltatori. Soundscapes suggestivi sconfinano verso il free jazz e diventano "esoterici", riservati a quei pochi che avranno il coraggio di addentrarsi in questa perenne e infida penombra. |