Recensito da Donato ZoppoZeitkratzer e Gottsching in un'appassionante rivisitazione di un classico Ashra (Vers. stampabile )Il genio non sta solo nel colpo che anima una singola opera ma anche nell'evoluzione che la stessa vive nel corso degli anni. Alcune opere di Manuel Gottsching e degli Ash Ra Tempel sono geniali nella loro capacità di intuire e anticipare i tempi, anche quando lo hanno fatto in modo inconsapevole: ad esempio "New age of earth" (1976), che a suo modo predisse gli sviluppi della new age, oppure "E2-E4".
Quest'ultimo ha avuto una storia singolare: inciso nel 1981 ma pubblicato nel 1984 (costante di Manuel, archiviare e recuperare al momento opportuno), fu un disco solista di svolta, nel suo profetizzare un taglio techno-trance che solo il decennio successivo avrebbe avuto il suo trionfo. Qualcuno di voi ricorderà l'estate del 1989, quando il gruppo italiano "Sueno Latino" spopolò con il brano omonimo: ebbene alla base di quel pezzo c'era proprio il tema principale di "E2-E4". non c'è da stupirsi, ancora oggi Gottshing è amatissimo da dj più evoluti (Santos ad esempio) che remixano alla grande i suoi brani.
Un'ulteriore sopresa - dalla dance alla musica contemporanea - ce la regala l'ensemble degli Zeitkratzer. Questi nove simpaticoni berlinesi, durante un loro acclamato concerto del 25 marzo 2005, hanno avuto la brillante idea di invitare sul palco proprio Gottsching per una versione di quel mitico album. Il risultato? Eccolo qui, uno dei tre album pubblicati dalla MG.Art nel novembre 2005, un maxi cd che testimonia fedelmente l'atmosfera calda e frizzante di quella serata berlinese. Il gruppo si era già distinto per un riarrangiamento acustico di "Metal Machine Music" di Lou Reed (attenzione che i ragazzi eseguono anche John Cage, Sonic Youth e Philip Glass), impossibile non seguire il tuffo nella musica degli Ashra.
All'invasione di sequencer, loops ipnotici e spinte ritmiche ossessive e insistenti, l'ensemble sostituisce un tocco acustico (con la discreta presenza di live-electronics) elegante ed orchestrale, quasi fossero i "18 musicians" di Steve Reich. Un crescendo passionale valorizzato dall'impianto del gruppo, che consente ai singoli strumenti di emergere (penso alla morbida grazia della tromba e del violino), Gottsching compreso, placido ma incisivo con la sua chitarra classica. una lunga, calda vibrazione che rende merito - se ce ne fosse ancora bisogno - ad un grande della musica europea. |