Recensito da Donato ZoppoLa nuova incarnazione degli storici Quintessence: deludente (Vers. stampabile )Sarebbe meglio ricordare i Quintessence per i loro album degli anni '70, intrisi di misticismo e psichedelia, rock, jazz e salmodianti litanie dai Veda. Invece no: l'australiano Phil Shiva Jones - fondatore con Raja Ram della storica band londinese - ha ripreso le redini della band, cambiando nome e tirando fuori un doppio lp di scarsa ispirazione.
Con Shiva troviamo molti ospiti - un senso comunitario che ancora vive - e in particolare Rudra Beauvert, polistrumentista e synth-wizard che ha immesso un notevole apporto nella riuscita dell'album. Peccato che di quel sound storico non vi sia più niente: gli anni passano, Londra non è più la stessa nè esiste più quella comune che diede la luce a opere come "In blissful company" (1969).
"Cosmic surfer" è un disco fatto di poche idee (a volte neanche tanto buone) sviluppate con eccessiva insistenza. Un esempio eloquente sono pezzi lunghi e noiosi come "Reptilian corporate sign language" e "Didgeridoo medicine man": melodie beatlesiane e ritmi tecnologici, spunti rock, testi persino ironici e graffianti (l'aspetto più intrigante dell'operazione). Tutto nasconde però un senso di vuoto fastidioso, dal tecno-pop patinato di "But what am I?" e "Dolphin dreaming" all'imbarazzante simil-rap di "Everything is weird".
Jones sfodera il suo didjeridoo in "Blue is beautiful", Rudra un incisivo guitar-solo in "Blame", "New age breadhead" ha vaghe ascendenze blues e un testo sarcastico ma è troppo poco per risollevare le sorti del disco.
Il secondo dischetto presenta qualcosa di più interessante, ovvero i classici dei Quintessence riarrangiati e reincisi a distanza più trent'anni: peccato che "Giants", "Cosmic surfer", "Hallelujad" e "Ganga Mai" conservino poco del loro originale "flavour" ma la band non ha inventato nulla di nuovo in questo rock a cavallo tra tecnologia e passione religiosa. Persino l'afflato mistico e spirituale che permeava i dischi dell'epoca non c'è più. La new age è un gran bazar e questa musica da supermarket farà rabbrividire chiunque pensi che "arcana publicata vilescunt".
Segnaliamo "Om Mane Padme Hum" - gradevole nelle sue reminiscenze reggae e acid rock - e "Sri Ram Chant": unico grande momento di suggestione, ancora intrisa di smarrimento e mistero. "Hail Mary" e "Sun" sono due inediti: scritti anni fa e mai incisi prima, sono abbastanza carini ma con la vecchia formazione avrebbero avuto più senso.
Preferiamo ricordare i Quintessence dell'epoca e consigliamo l'album degli Shiva's Quintessence esclusivamente ai cultori della band di Phil Jones. Probabilmente costoro troveranno ancora qualche brivido con la potente voce di Shiva ma lo slancio di un tempo è ormai perduto. |