Recensito da Donato ZoppoLe ruote della storia... (Vers. stampabile )La Wydawnictwo del caro Witold Rokoszewski è una piccola etichetta/mail order polacca (con sede a Legionowo), da diversi anni dedita al recupero (lento ma significativo) di opere misconosciute e spesso dimenticate del rock e del prog, dell’est europeo in generale e polacco in particolare.
Dopo aver ripescato i tedeschi Bayon, il folletto del blues Tony Mc Phee ed i beatniks polacchi Niebiesko-Czarni, è la volta del tastierista Josef Skrzek.
Meglio noto come “keyboard-wizard” degli SBB, blasonata prog band polacca di fine anni ’70, tre anni dopo aver prodotto un esperimento simile, Skrzek incide questo “Concerto della Sacra Croce”, pubblicato solo nel 2002 dalla Wydawnictwo.
A differenza delle precedenti releases, stavolta troviamo una utile traduzione in inglese di annotazioni e credits.
Si tratta di un lavoro molto particolare: “Durante il periodo di Solidarnosc suonavo l’organo in chiesa. La combinazione dell’organo a canne con i sintetizzatori fu una grossa scoperta di quei giorni”.
Su ammissione dello stesso Josef, il concerto fu dunque un tentativo ambizioso, quello di combinare un interessante sodalizio, realizzato proprio durante i dolorosi giorni che vedevano protagonisti Lech Walesa e Solidarnosc.
Ma c’è altro: “Il concerto fu un omaggio al genio di Fryderyk Chopin, sepolto proprio in quella chiesa di Varsavia, ed un modo per incontrare altri artisti lì presenti in quella notte”.
Le premesse condurrebbero a pensare ad un concerto sinfonico in piena regola, invece assistiamo ad un curioso e singolare esperimento: sei lunghi, dilatati e rarefatti brani in cui la sacralità dell’organo si combina alle imprevedibili evoluzioni del moog. E’ Skrez a cantare, anzi a sottolineare i temi con un intenso ed evocativo cantato; i sacrali crescendo e le roboanti iniezioni del synth creano un’atmosfera del tutto peculiare, fosca e dolente, a tratti quasi messianica.
E’ un suono avvolgente che solleva e proietta in un mondo a parte: è difficile, per noi ascoltatori, poter entrare in quel momento di compenetrazione collettiva tra il coraggioso musicista ed il teso e speranzoso pubblico, lì accorso per stringersi ed unirsi.
Il tutto, seppur inquietante e ipnotico, emana un’aura salvifica e protettiva, proprio come previsto dallo stesso Skrzek: “Quella performance mi permise di avviare un viaggio musicale nei luoghi di culto, un viaggio inusuale e magico. L’evento convinse me e gli spettatori di suonare in posti dove costoro si sentissero salvi: erano gli inizi del 1983, lo stato di guerra terrorizzava chiunque e la presenza di tutte quelle persone, quella notte, in quella chiesa, mi diede la forza di sopravvivere”.
“Come closer to my heart”, le lunghe e tenebrose “Sun Eclipse” e “The Wheels of History are rolling on”, così anche gli altri brani, testimoniano il coraggio, musicale ed umano, di un artista che, dietro un poderoso baluardo di organo a canne, minimoog e polymoog, alza la sua voce per proteggere ed infondere speranza ai suoi preoccupati concittadini.
Impossibile scindere il profilo musicale da quello lirico e contenutistico: se spesso Skrzek si allontana da lidi sinfonici per entrare in una dimensione ipnotica e dilatata, quasi lisergica, lo fa utilizzando il maestoso suono dell’organo e i roventi effetti dei synths. Volendo potremmo richiamare come termine di paragone il Battiato dell’era “Clic”, a tratti Pink Floyd, Tangerine Dream e “Corrieri Cosmici”.
Dal punto di vista contenutistico i testi, pur essendo in polacco, sembrano intrisi di un profondo e pio senso religioso.
Ricorda ancora il sensibile tastierista: “Restai con i miei connazionali nonostante le numerose offerte ricevute dall’estero. Non mi sono mai pentito: è stata un’esperienza meravigliosa, non solo come musicista ma anche come essere umano. A quel tempo, poi, in un ospedale di Varsavia, nasceva mia figlia Karina …”.
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