Autore: MARILLION
Titolo album: Brave
Nazionalità: Inghilterra
Etichetta: emi
Anno di pubblicazione: 1994

Voto medio: (7.75)

Recensito da Luca Abete

(Vers. stampabile )

Partendo da un fatto di cronaca Steve Hogarth costruisce un concept affascinante, che riconcilierà almeno in parte la band con i vecchi fan, piacevolmente sorpresi dal momentaneo abbandono del rock melodico di Seasons End ed Holidays In Eden in favore del recupero, per quanto parziale e attualizzato, delle care vecchie sonorità progressive.
Brave è la storia di una ragazza che viene fermata dalla polizia mentre sta attraversando a piedi, da sola, di notte il ponte sul Severn, che collega Inghilterra e Galles, e che si chiude in un mutismo esasperato alle domande degli agenti.

Immaginando quali potessero essere i tormenti interiori della ragazza e quale fosse la storia che l’ha portata su quel ponte, Hogarth da sfogo alla sua vena melanconica, a partire dall’intro (molto pinkfloydiano) Bridge, che ci introduce in un mondo fatto di atmosfere rarefatte e momenti riflessivi che continuano nella successiva Living the Big Lie e che si accrescono con il proseguire dell’album e toccano l’apice con le intricatissime Runaway e Goddbye To All That, dove la complessità e la ricercatezza dei primi album si fonde in maniera deliziosa con l’attitudine melodica ed introspettiva degli ultimi anni.
La band cerca anche di sperimentare ed alcuni episodi, come Hard As Love e Paper Lies rappresentano un connubio tutto sommato ben riuscito di pop, prog e hard blueseggiante, anche se le cose migliori i Marillion le scrivono quando si concentrano su quello che sanno fare meglio, ovvero ricreare atmosfere impalpabili ed intimiste, in Hollow Man e soprattutto nella vera perla dell’album, quella The Great Escare che rappresenta una tra le vette più alte che la band abbia mai raggiunto.

L’album uscì in due edizioni, completamente identiche a parte per il finale, affidato nella versione ufficiale all’orecchiabile e ottimista Made Again, che allude ad una risoluzione positiva della storia, mentre nella seconda versione dopo The Great Escare ci sono ben venti minuti di rumore dell’acqua del fiume e che fa immaginare una conclusione del tutto diversa.
Brave, da cui tra l’altro è stato tratto un film diretto dal regista underground Richard Stanley, è un ottimo disco, anche se a volte pecca un po’ di presunzione, ma è una cosa da cui neanche grossi concept del passato sono stati immuni (The Wall dei Pink Floyd e Tommy degli Who, ad esempio), quindi chiudiamo un occhio anche per Rothery e soci e godiamoci i momenti sublimi che anche questa volta sono stati in grado di regalarci.


I nostri voti:
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Daniele Cutali: (8)
Donato Zoppo: (7)
Luca Abete: (8)
Marco Piva: (8)
MEDIA: (7.75)



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