Recensito da Marco Piva (Vers. stampabile ) Di solito, recensendo un disco – soprattutto di una band non di fama universale come i Garden Wall – si fanno dei paragoni con altre band, con delle sonorita’ gia’ sentite e riconoscibili, in modo che il lettore possa farsi un’idea di quello che si puo’ aspettare nel caso ascolti il CD in questione, cosi’ da permettergli di decidere se gli interessi acquistarlo o meno. E con un gruppo come i Garden Wall come si fa? In questo loro terzo lavoro non c’e’ niente di paragonabile a qualcosa di gia’ inciso in precedenza. Certo, ci sono dei passaggi che possono ricordare molto vagamente qualcosa dei Dream Theater, ma in uno stile piu’ vicino all’improvvisazione, diciamo i Liquid Tension Experience... pero’ e’ chiaro che “The Seduction of Madness” e’ una serie di brani composti con cura e con genio, non una serie di improvvisazioni come in quel caso... qualcosa dei King Crimson c’e’, ma i King Crimson hanno fatto talmente tante cose diverse che e’ come non dire niente. E allora, niente paragoni e proviamo a descrivere a parole quello che si puo’ sentire in questo “The Seduction of Madness”.
Allora, non ci sono dubbi che si tratti di un album di rock progressivo. E questo e’ gia’ qualcosa. Le dieci tracce incluse nel CD sono brani strutturati, suonati (e spesso anche cantati) dall’inizio alla fine, insomma niente accozzaglie di suoni assurdi che fanno tanto sperimentale ma che spesso sono fatte a caso. Ma allo stesso tempo la stranezza c’e’ e trabocca lungo tutto il disco, a parte la ballata per piano (medievaleggiante) e voce “Noia”. Si tratta di stramberie strumentali o di temi vocali che – in certi casi – hanno un’atmosfera simile a quella creata da Christian Vander con i suoi Magma (un paragone da fare, felicita’ per il povero recensore!) ma che molto piu’ spesso si avventurano per terreni sconosciuti, spiazzanti ma mai fastidiosamente assurde.
Poi c’e’ da dire che tutti i musicisti sono di gran classe, con in particolare da far notare la presenza di Alex Stornello alla chitarra, musicista che negli anni successivi all’uscita di questo disco si e’ fatto un ottimo nome (come spesso accade, piu’ all’estero che in Italia). Non ci sono assoli ridondanti, anche se ce n’e’ di lunghissimi: questo vuol dire che i Garden Wall – ognuno di loro – si sono dimostrati in grado di creare e comporre (perche’ non sembrano improvvisazioni, ma partiture ben composte e perfettamente eseguite) dei lunghi passaggi solistici vari ed originali. Non e’ da tutti, anzi c’e’ da dire che solo pochi geni sono in grado di ottenere un tale risultato, e non per un solo brano ma lungo un intero CD.
In conclusione, “The Seduction of Madness” e’ ai limiti del capolavoro, una perla da riscoprire (e magari la Mellow Records, nuova casa discografica della band, potra’ fare qualcosa in questo senso) e da godere per tutti gli appassionati prog. |