Recensito da Donato ZoppoUn occhio che splende nelle tenebre: un oscuro disco di Greg Segal (Vers. stampabile )Che Greg Segal fosse un visionario lo avevamo capito da molto tempo. Ogni suo disco solista - ma anche il suo progetto estemporaneo Jugalbandi ha aggiunto un tassello alla sua fama di artista libero da preconcetti e schiavo solo della sua libertà creativa.
Con il suo nuovo disco Greg accentua ancora di più l'aspetto evocativo e immaginifico del suo sound. "L'occhio che splende nell'oscurità" è un titolo assai suggestivo, che rimanda al sublime incipit del Vangelo di Giovanni ("la luce splende nelle tenebre"...).
Si tratta di un disco davvero oceanico, nel quale l'ascoltatore può perdersi con facilità. La title-track è divisa in ben 10 parti, "spalmate" nell'intero cd e inframmezzate da altri brani, senza però creare fratture o pause. Segal chitarrista è in disparte: stavolta il musicista dimostra il suo talento nell'utilizzo di tastiere e aggeggi. Dallo stravagante art rock dei precedenti lavori ad un ipnotico kraut sound ("vedi "The Seventh Moon"), vicino anche ai Can ("Mine") ma poco accessibile anche per coloro che avevano apprezzato i pur criptici lavori del passato segaliano.
Un magma sonoro in ebollizione anima le due parti di "Transient" e in "Life in the condemned apartments". Non sono estranei riferimenti a Thinking Plague e Univers Zero, anche nei toni minacciosi e densi come pece. Antichi rituali emergono da "Dead landscape" e "The alternate city" - nel suo stridente amalgama di suoni più morbidi e rumori dall'aldilà - ricorda quanto fanno gli ottimi Random Touch. Greg imbastisce poi un discorso molto minimale - scarno ed essenziale ma non privo di fascino - in "The twilight of our day".
Un disco difficile, diverso, da scoprire. I più curiosi ne godranno. |