Recensito da Donato ZoppoEtiliche novità dall'astigiano... (Vers. stampabile )Bella sorpresa questa Cantina Sociale, band astigiana formatasi nel 1996 e giunta ora al debut-album, edito dalla Electromantic di Beppe Crovella. Il settetto piemontese ruota attorno all'eclettica figura del giovane Iano Nicolò, vocalist-frontman dalle evidenti capacità la cui espressione risulta chiaramente "stimolata" da compagni esperti e navigati quali sono i sei colleghi, con qualche anno in più di Iano, tra l'altro autore dei sette brani.
L'impostazione del sound è singolare e ampia, risente infatti della diversità di origine e di bagaglio musicale che i membri portano in dote alla band: un songwriting moderno e fresco che, sulla base di influenze King Crimson/Area, innesta ariose sonorità folk rock, blues, jazz e sinfoniche, non disdegnando le innovazioni che l'elettronica può apportare. Il tutto con l'ottima prestazione vocale di Nicolò, vocalist di ruolo che ogni prog band dovrebbe avere, con un'inconfondibile espressività.
"Balene" è incentrato sul ritrovamento (sulle colline dell'astigiano) di un millenario fossile del cetaceo, simbolo di una coscienza divina che testimonia il senso della vita. L'accattivante e variopinta veste grafica esemplifica bene il concetto.
Folgorante l'esordio di "Ulisse", un vellutato rock elettronico dall'andatura jazzata in cui si inseriscono felicemente i fiati e le ipnotiche tastiere: curioso l'incipit vocale (reminiscenze di "YS"?), su tutto svetta l'ottima voce di Iano, venata di blues e swing, che ben si presta ad essere arricchita da effetti e riverberi. Un ottimo vocalist di cui si sente la presenza. Notevole l'intensità melodica, in alcuni brani chiaramente trascinante: così in "Primobattito" e "Macina", la prima dalle movenze sinfoniche (le tastiere hanno sempre un sapore vintage, chiave di volta del sound) e vagamente orientali, la seconda nettamente più accattivante grazie ad uno strenuo sforzo melodico e ad un'intensa performance collettiva.
Precisiamo una cosa: la band a mio avviso “pecca” nel non approfondire una ricerca sonora e concettuale che secondo me le si confà. Spesso l’esigenza di contemperare le due “anime” pende a favore di quella della canzone melodica. Se si accentuasse il profilo “sperimentale” sarebbe un gran bene, la band guadagnerebbe uno spazio tutto suo come quello dei Bluvertigo o degli scomparsi (non li sento/vedo più…) Quintorigo.
Gianni Grasso e Graziano Viola sono una versatile sezione ritmica, eleganti Marina Gentile e Elio Sesia tra chitarre e violino, determinante i fiati di Carla Viarengo e dello stesso Grasso, importante la presenza ai tasti d'avorio di Rosalba Gentile, coadiuvata dal sempre ottimo Beppe Crovella (tastierista dei leggendari Arti & Mestieri, per i più smemorati...), e si sente chiaramente nello spettacolo strumentale di "Dive-nire": otto suggestivi minuti di grande musica tra passato e presente, con intriganti hammond e mellotron a fondersi con fiati e nervose chitarre. Gran groove, singolari venature psichedeliche, malinconico jazz/folk e coinvolgente tecnica. In quanto ad eleganza strumentale la band primeggia.
"Ali grandi" custodisce chiare reminiscenze folk che si sciolgono in uno scattante rock moderno, dal piglio melodico e suadente, con ottime parti di piano e fiati nonché raffinatissimi ricami orchestrali. Voglio ricordare anche lo sforzo lirico, con testi ispirati e commoventi, vedi appunto "Ali grandi". Più bizzarro l'esperimento di "Una vela", tra rock sinfonico, funky/hard e "teatro" (mi vengono in mente gli Avion Travel): tra i brani più "borderline", nevrotico, vocalmente intricato, spregiudicato ma eseguito con grande bravura.
Conclude il cd "Balena", con le sue sfumature malinconiche e notturne (echi della controversa PFM degli ultimi anni), i richiami jazz dell'avvolgente basso, gli struggenti vocals, l'atmosfera ammaliante ed irreale.
Per me un bell'esordio, un gruppo che avrà ancora molto da dire e che ha in sé numerosi punti di forza. Spero non subisca involuzioni di sorta ma confermi l'impostazione "di frontiera", quell’impostazione che sta facendo tanto apprezzare, ad esempio, gli ottimi Imagin’ Aria.
Un tentativo di rinnovamento e svecchiamento del prog che farà di sicuro parlare.
Ben arrivati.
P.S. ultime notizie: la band è da poco entrata nel team del progetto “Kalevala”, sta infatti concludendo la registrazione del brano da includere nel box che la Musea tirerà fuori a breve.
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