Recensito da Marco Piva (Vers. stampabile ) Ecco finalmente il CD di debutto per i Blackfield, ovvero il britannico Steven Wilson, mente e fondatore (nonche’ chitarrista e tastierista) dei Porcupine Tree, e l’israeliano Aviv Geffen, noto in patria sia come cantautore sia per il suo impegno pacifista. I due hanno iniziato a collaborare nel 2001, incidendo un EP in uno studio di Tel Aviv, ed hanno continuato fino all’uscita di questo bellissimo album d’esordio, accompagnato da due singoli (“Pain” e “Hello”), un’uscita in vinile e un tour europeo che tocca le piazze piu’ importanti (inclusa l’Italia, con una data il 10 Dicembre 2004 al Transilvania di Milano).
Molte parti orchestrali accompagnano i dieci brani che compongono questo lavoro, sulle quali la limpida voce di Geffen e le geniali idee strumentali di Wilson costruiscono architetture a volte sognanti e a volte molto dure, dimostrando una ricchezza di capacita’ che raramente si incontrano in altre situazioni musicali.
Particolarmente suggestiva “Scars”, in cui soprattutto Geffen dimostra la propria estensione toccando toni cupi e, quasi d’improvviso, salendo fino a raggiungere note molto alte senza peraltro essere costretto ad usare il falsetto. Ad accompagnarlo, un quartetto d’archi e le tessiture musicali di Wilson.
Forse, per quanto riguarda la varieta’ e i numerosi cambi improvvisi di tono e ritmo, i Blackfield potrebbero essere paragonati ai geniali Pain of Salvation, dei quali pero’ Geffen e Wilson non seguono il genere e con i quali non condividono la durezza delle sonorita’ scelte. Rispetto ai primi lavori degli svedesi guidati da Daniel Gildenlow (perche’ non va dimenticato che per i Blackfield questo e’ il disco d’esordio come band) si nota una maggiore maturita’ stilistica ed artistica, dovuta sicuramente in gran parte al fatto che i due Blackfield hanno gia’ entrambi alle spalle un discreto numero di uscite discografiche, e una maggiore sicurezza nel portare avanti le proprie scelte, con pochissimi ammiccamenti al commerciale se non perfettamente incastonati in cornici che li rendono assolutamente coerenti.
Questo disco, insomma, e’ una bellissima ventata d’aria fresca nel panorama prog e rock, non solo europeo ma anche mondiale. Potente, dolce, appassionante, trascinante. Complimenti. |