Recensito da Marco Piva (Vers. stampabile ) Gia’ dalla copertina di questo album di debutto dei Red Masque viene da pensare alla corte di un certo Re Cremisi, tenendo poi conto che quella stessa copertina non rappresenta altro che... una maschera rossa (“masque” significa in realta’ “mascherata”, “festa in maschera”, ma l’assonanza e l’associazione sono palesi).
Poi, se l’ascoltatore riesce a resistere ai primi tre minuti del disco, pieni di suoni bassi e spesso addirittura incomprensibili, ecco che un mondo del tutto nuovo gli si apre di fronte, in qualche modo il corrispondente del 2004 di quello che i King Crimson hanno fatto nel 1969.
Purtroppo ora come ora la scena musicale e’ profondamente diversa da quella di trentacinque anni fa, ed un album – qualunque album – non puo’ in nessun modo lasciare un segno tanto indelebile come e’ avvenuto nel caso di “In the Court of the Crimson King” e di altri lavori a quello piu’ o meno contemporanei; ma cionondimeno quello che i Red Masque riescono a fare in “Feathers for Flesh” e’ davvero una rivoluzione.
La band e’ formata da Lynnette Shelley alla voce e alle percussioni, Brandon Ross al basso, alla chitarra acustica, alle tastiere e ai cori, Kiarash Emami (chitarre, tastiere, cori) e Brian “Vonorn” Van Korn alla batteria, alle tastiere, al theremin, alla chitarra, al basso e ai cori. Inoltre, nel disco appaiono Damian Boucher al violino in “House of Ash” e Sue Wolfsong alle voci in “Scarlet Experiment”, nel quale si avventura in un complesso dialogo con la Shelley.
A passaggi strumentali complessi pieni di cascate di note precisissime si alternano dialoghi teatrali, urla, suoni creati con la voce e duetti arditi; bravi i musicisti, ma soprattutto geniale la composizione. |