Autore: ARTI & MESTIERI
Titolo album: ARTIcollezione
Nazionalità: Italia
Etichetta: Electromantic
Anno di pubblicazione: 2002

Voto medio: (7)

Recensito da Donato Zoppo

I numi del jazz rock all'italiana in un'interessante raccolta (Vers. stampabile )

E' con sommo piacere che mi accingo a parlare di una delle maggiori band italiane degli ultimi trent'anni, tra quei "Big Five" tanto amati dal pubblico orientale (per la cronaca gli altri quattro sono Orme, Banco, Area e PFM...) ed in generale apprezzatissima in tutto il mondo. Gli Arti & Mestieri, dopo il fortunato e felice ritorno di un paio di anni fa con l'ottimo "Murales", tirano fuori dal cilindro questa raccolta di inediti, interessante a dispetto della breve durata (appena 40 min.): i brani qui contenuti non apparvero nei primi due album "Tilt" e "Giro di valzer per domani" e rivelano inattese novità.
La band rimane guidata da Crovella e Chirico, il primo in pianta stabile con la sua Electromantic e con fortunate produzioni e collaborazioni (avremo modo di parlarne), il secondo titolare di un “nome” di risonanza internazionale che lo porta a spasso tra gli stages di tutto il mondo. La raccolta in questione colma un piccolo “gap” perché testimonia le radici e le origini di un gruppo straordinario, sorto in un momento particolare perché tendente alla fine del prog (“Tilt” è del 1974, la PFM era ben salda all’estero, Orme e Banco vi si avviavano per cercare nuova ispirazione, tanto per fissare dei punti storico-cronologici).
L'exploit di "Scacco matto" dimostra l'amore per il pezzo breve e fulmineo, ritmicamente ardito, i successivi invece si allontanano da quanto ascoltato nei lavori della band torinese: "Glory" e "Young man's tale" sono delle gradevoli ballate, raffinate e lunatiche, tra melodie beatlesiane ed il Wyatt solista. Lo stesso vale per "Morning rose" e "Night trip", particolarmente curiose e meditative (sulla scia di Nick Drake o dei primissimi Genesis), risalenti evidentemente ai primi anni ‘70.
Piacevolissima "Necropoli", inedita e reincisa per l'occasione dalla band, al solito sotto l'egida del tastierista Beppe Crovella: un brano di grande valore, sinfonico quanto ipnotico, guidato dal violino, dagli spunti elettronici delle tastiere e dal debordante drumming dell'incredibile Furio Chirico, vero punto di forza del sound. Il brano in questione fu tra gli ultimi ad essere inseriti nel repertorio live, prima dunque delle numerose defezioni che alterarono l'ampio ed originario ensemble.
Suggestiva è l'inedita versione del classico "Gravità 9.81": dall'ipertecnico jazz rock ad una ballad misteriosa ricca di venature orientali e folk, con chitarra acustica, percussioni e violino in un intenso ed affascinante crescendo. Tutto il tasso tecnico della band esplode invece in "Da Nord a Sud" (diventerà "Nove lune prima" su "Valzer"), vero e proprio manifesto del loro sound, con Chirico in inarrestabile stato di grazia ed il solido Marco Gallesi ad ammorbidirne lo spigoloso drumming, le incisive chitarre di Gigi Venegoni e gli ottimi intrecci di tastiere e sax (Crovella ed Arturo Vitale). Non dimentichiamo il violino di Giovanni Vigliar, elemento determinante per le evoluzioni sonore del settetto. Direttamente da chissà quale polveroso archivio l'enigmatica e sognante ballata di "Silently dancing", dove tra chitarre, percussioni e mellotron la band stupisce per delicatezza e capacità trascinante. Splendida.
"Comin' here to get you" (poi inserita in "Articolazioni") si erge poderosa ed epica rivelando magnifiche cesellature sinfoniche, legami con certo flash rock alla Yes o con il folk dei Fairport: un'accattivante fusione che successivamente avrà notevoli sviluppi. Grandissime le chitarre taglienti (Venegoni in gran forma, si attende la ristampa del suo terzo lavoro inedito) e gli squarci sinfonici guidati dal violino, altrettanto le pause più dolci e rarefatte. Con "Inside" e la seconda parte di "Young man's tale" ritorniamo alle origini con un sound influenzato dai primi King Crimson e Pink Floyd, come da certa psichedelia d'oltremanica.
Grande musica dunque, una via tutta italiana, mediterranea e progressiva al jazz rock, una miscela fortunata che conduceva la band di Crovella, Venegoni e Chirico accanto a grandi nomi come i Gong di Pierre Moerlen o i National Health. E tra le migliori in Italia con i vari Napoli Centrale, Area, Baricentro, Perigeo, Agorà e Picchio Dal Pozzo. Si trattava di una band forse anche troppo sottovalutata, come del resto tutto il jazz rock italiano, visto sempre in un’ottica minore dagli ascoltatori esterofili, gli stessi che magnificavano le produzioni standardizzate di metà anni ’70 senza accorgersi della bontà di queste band.
Chiaro che la raccolta è imperdibile per chi ama la produzione degli Arti, non me la sento però di suggerirla a chi non conosce la band torinese, i cui primi due lavori sono caldamente consigliati. Per gli altri i motivi d'interesse sono molteplici, compresa la stupenda grafica (la lucertola nell'imbuto...) e la presenza di un cimelio, il primo articolo della stampa ricevuto dopo la formidabile performance al Festival di Parco Lambro del 1974 dove, con PFM, Il Volo, Area, Battiato e tanti altri, la band si esibì suscitando grandi speranze.
Ricordo anche che il cd è dedicato al cantante Gianfranco Gaza, ex Raccomandata e Procession, nonché ospite su "Valzer", scomparso nel 1986.


Per ulteriori dettagli:
http://www.electromantic.com - Electromantic label
http://www.furiochirico.com - Sito del batterista Furio Chirico


I nostri voti:
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Daniele Cutali: (8)
Donato Zoppo: (6)
MEDIA: (7)



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