Autore: MARILLION
Titolo album: Marbles (2°)
Nazionalità: Inghilterra
Etichetta: Intact Recordings
Anno di pubblicazione: 2004

Voto medio: (9)

Recensito da Luca Abete

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Marbles è un album dalla natura essenzialmente doppia, visto che è in origine un doppio album ed è stato pubblicato in una doppia edizione, quella rintracciabile nei negozi e quella che si può ordinare unicamente tramite internet. Vista la doppia natura, avevamo pensato anche di proporne una doppia recensione, anche perché i due marillioniani doc di MovimentiProg (Daniele Cutali ed il sottoscritto) hanno sempre guardato ai Marillion con due punti di vista diversi: Daniele ha sempre guardato con un po’ di sospetto agli album con Hogarth mentre io, pur considerando Misplaced Childhood e Clutching At Straws i due migliori album di Rothery & co., non ho mai nascosto il mio amore morboso per album come Seasons End, Afraid Of Sunlight o Anoraknophobia.

Fin qui tutto a posto, se non fosse per un piccolo problema: io e Daniele la pensiamo su Marbles esattamente nello stesso modo. Sono d’accordo in pratica con quasi tutto quello che ha già avuto modo di scrivere lui, a parte il fatto che considero Anoraknophobia un album splendido, assolutamente all’altezza del qui presente Marbles e che ha moltissimi punti in comune con l’ultima fatica marillioniana.

Che dunque Marbles sia l’album del miracolo? L’album capace di riconciliare i nostalgici di Fish con quella che è una band grande ed in ottima salute dal 1989, ma con la colpa di essersi costruita un’identità musicale propria, rifiutandosi di vivere perennemente all’ombra dei Genesis? Speriamo, ma sta di fatto che un brano di apertura di 13 minuti a tutto fa pensare tranne che ad un album commerciale, e così infatti è.

The Invisible Man è una lunga suite, dai passaggi oscuri ed intimisti e che ricorda molto da vicino le atmosfere di Brave e, soprattutto, di This Strange Engine (non l’album mediocre, ma la splendida title track) ed è, insieme alla conclusiva Neverland e all’ epica Ocean Cloud uno dei vertici più alti mai toccati dai Marillion. Marbles, divisa in quattro parti e disseminata lungo l’intero album, è multiforme, cangiante come i riflessi delle biglie del titolo, sospesa tra ricordi, momenti di nostalgia, sogni e speranze, a tratti solare, a tratti triste ma sempre di gran classe.

You Are Gone è un buon pezzo, scritto per la radio (e si sente) ma dal groove coinvolgente, dalle intuizioni melodiche favolose e con un Rothery in splendida forma, ma qualunque brano di questo Marbles rappresenta alla meraviglia una band che è tornata in uno stato di grazia che molti, ormai, pensavano perso per sempre.

Marbles riuscirà a fare il miracolo, ne sono sicuro. Almeno che non venga ascoltato con pregiudizi e paraocchi. E magari, dopo esservi persi nelle spirali opprimenti di Neverland, Fantastic Place o The Only Unforgivable Thing, provate a dare un ascolto a brani come This Is The 21st Century, Interior Lulu, Out Of This World, When I Meet God e This Strange Engine. Capirete che chi parla ora di rinascita dei Marillion in fondo ha preso una cantonata enorme: i Marillion hanno sempre goduto di ottima salute. Questa è solo un’altra conferma.


I nostri voti:
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Daniele Cutali: (9)
Luca Abete: (9)
Matteo Strada: (9)
MEDIA: (9)



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