Recensito da Marco Piva (Vers. stampabile ) Il virtuoso del basso Al Garcia pubblica questo bellissimo “Make It So” evidenziando la relazione strettissima che continua a sussistere tra il jazz e il prog.
Tutti i suoni che Garcia tira fuori dal suo basso (raffigurato sulla copertina del CD) e dalla sua chitarra possono tranquillamente essere inseriti in un contesto jazz, ma non ci sono dubbi che si tratti di un disco progressive, o meglio, contestualizzabile in quel genere ibrido che viene etichettato come fusion, che segna appunto il collegamento tra jazz e musica progressive.
Le dita di Garcia sulla tastiera (spesso fretless) del suo basso tracciano atmosfere oniriche nelle quali l’ascoltatore viene trascinato a forza, tra suggestioni tropicaleggianti e passaggi che fanno pensare alla nebbia densa così tipica di tanti film horror – o, se preferiamo, della nostra pianura padana.
Al Garcia vuole dimostrare che il basso non è soltanto uno strumento ritmico, e che il jazz e la fusion non sono morti; e raggiunge entrambi questi obiettivi in maniera magistrale, tanto da cancellare qualunque dubbio al riguardo.
Complimenti quindi ad Al Garcia.
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