Autore: TAYLOR'S FREE UNIVERSE
Titolo album: 9 eleven (Live at Copenhagen JazzHouse)
Nazionalità: Danimarca
Etichetta: Marvel Of Beauty
Anno di pubblicazione: 2004

Voto medio: (8)

Recensito da Donato Zoppo

Doppio disco dal vivo per i TFU (Vers. stampabile )

“9 Eleven” è il terzo disco del progetto Taylor’s Free Universe, guidato dal creativo chitarrista danese Robin Taylor. Tale progetto nacque alla fine del 2001 grazie all’intuizione che Taylor ebbe con Vogel. Coinvolto il violinista Pierre Tassone, il progetto diede alla luce il primo lp “File under extreme” (2002). Il seguito è stato “On-plugged at Elsinore” (2003), in collaborazione con Peter Friis Nielsen.

Questa volta abbiamo addirittura un doppio cd, interamente registrato dal vivo alla Copenhagen Jazz House, esattamente l’11 settembre del 2002. Con Taylor ci sono sempre i quattro colleghi: Johan Segerberg al basso ed elettronica, Kalle Mathiesen alla batteria e samples, il grande fiatista Karsten Vogel e Tassone, stranamente abbigliato, con una t-shirt e un berretto del Banco Del Mutuo Soccorso…

La filosofia del gruppo non cambia e si evolve: il progetto si regge esclusivamente sull’incredibile affinità che lega il quintetto. Ci sono brani di pura improvvisazione: un’esecuzione estemporanea che talvolta (come l’evocativa “Phantom power”) cattura, talvolta respinge per l’evidente difficoltà d’ascolto.

E’ incredibile come la band passi da episodi di gelida rarefazione (vedi “A serious offer”, la frippiana “Marion Crane” e la sconfinata “In spirit of…”) a momenti di caos sfrenato come il free progressivo di “Free-bop” e il jazz-rock distorto di “Boom!”. Tutto passando per momenti di strampalato lirismo come “Peacock”.

In altri casi la band esegue brani composti, che fungono però da semplice canovaccio sul quale imbastisce un’improvvisazione figlia del momento, dei pensieri in libertà, degli sguardi e dei giochi di luci. La chitarra di Robin ruggisce, graffia, ulula; più lirico il suo maestro Vogel, sassofonista di grande versatilità. In alcuni episodi riecheggia la sperimentazione elettronica dei lavori solisti di Robin, come nella suggestiva “Sindal mornings” o nella visionaria “Texas flangers”.

L’intuizione vincente dell’ensemble è quella della libertà e delle connessioni: unire diversi linguaggi, dal jazz all’elettronica, dal rock al surrealismo, passando per l’ambient e il folk. Date un ascolto al jazz da post-apocalisse di “Sub-language”.
Un’ideale fusione tra Ornette Coleman, Henry Cow, Art Ensemble Of Chicago, Zappa e King Crimson. Una tavolozza impazzita di flash. Tutto con il costante sforzo di evitare ripetizioni e luoghi comuni, affidandosi per questo all’istinto e all’esperienza.


Per ulteriori dettagli:
http://www.progressor.net/robin-taylor - Robin Taylor

Per contatti:
marvelofbeauty@hotmail.com - MOB


I nostri voti:
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Donato Zoppo: (8)
MEDIA: (8)



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